Filosofia IV ANNO Materie

Thomas Hobbes

Filosofia

Thomas Hobbes nacque a Westport(vicino Malmesbury, Inghilterra sudoccidentale) nel 1588.
Terminati i suoi studi, nel 1608 divenne precettore di William Cavendish, futuro conte di Devonshire, con cui rimase in contatto tutta la vita. Con lui intraprese nel 1610 il gran tour in Francia e in Italia (dove conobbe Galilei).
Nel 1640, date le sue idee filomonarchiche, preferì fuggire dall’Inghilterra prossima alla guerra civile a Parigi, dove rimase undici anni. Qui frequentò gli ambienti scientifici e filosofici, e nel 1646 divenne precettore di Carlo di Galles (che sarebbe divenuto Carlo II, rifugiatosi a Parigi per via della rivoluzione inglese).
Nel 1651 tornò in Inghilterra e pubblicò la sua opera principale: Il Leviatano.

Morì ad Hardwick Hall nel 1679, a 91 anni.

 

Nel delineare il concetto di ragione, Hobbes rinviene la specificità umana rispetto agli altri animali nel linguaggio.
Tramite le parole (segni convenzionali che rimandano ai concetti che si pensano, consentendo generalizzazioni) siamo infatti in grado di prevedere e progettare a lungo termine la nostra condotta e i mezzi per raggiungere i nostri fini.
Il linguaggio rende quindi possibile il ragionamento, che è sempre calcolo, ossia addizione o sottrazione di concetti, come negli esempi:
• uomo = corpo + animato + razionale;
• animale = corpo + animato – razionale;

 

Similmente, la forma del ragionamento è quella del sillogismo ipotetico: “Se qualcosa è uomo, è anche animale. Se qualcosa è animale, è  anche corpo. Se qualcosa è uomo, è anche corpo.”
Poiché tale sillogismo mette in luce le cause, è proprio delle dimostrazioni scientifiche.

La ragione può quindi indagare con successo solo ciò di cui si può conoscere la causa produttrice, quindi oggetti generabili.
Non si possono dunque conoscere scientificamente cose ingenerate come Dio o gli angeli, ma solo i corpi: in questa tesi consiste il materialismo di Hobbes.
La stessa anima umana è materia: le sensazioni sono prodotte dagli organi di senso, e anche i pensieri hanno origine corporea.
Il corpo è quindi l’unica realtà, e il movimento l’unico principio di spiegazione di tutti i fenomeni naturali, poiché ad esso si riducono i concetti di causa, di forza e di azione.
Poiché i corpi si dividono in naturali e artificiali (le società umane),  vi saranno una filosofia naturale (che ha per oggetto i corpi  naturali) e una filosofia civile, distinta a sua volta tra etica (che  tratta dei bisogni, delle emozioni e dei costumi umani) e politica (che tratta del vivere associato).

 

La visione politica di Hobbes si inserisce in una prospettiva . contrattualistica del potere.
Durante il Rinascimento (a partire da Machiavelli) era stata superata la visione ‘naturalistica’ di Aristotele (secondo cui la comunità politica nasce dalla naturale socievolezza umana) a favore di un’idea dello stato come costruzione sociale, “frutto della ragione”.
In questo contesto il filosofo e giurista Ugo Grozio (1583-1645):
• aveva concepito lo “stato di natura“, cioè quella condizione che precede la formazione dello Stato e delle sue leggi (“stato civile”);
• aveva distinto tra diritti naturali (di cui ogni individuo è titolare fin dalla nascita, non per via di un governo che li concede ma in quanto costitutivi della stessa natura umana – come il diritto alla vita, alla libertà personale…) e diritti positivi (cioè norme poste da un governo in un determinato ambito politico-territoriale e in un determinato tempo);
• aveva posto l’origine dello Stato in un ‘patto‘ o ‘contratto‘ mediante cui gli individui avevano riconosciuto un ‘sovrano’ comune e vi si erano sottomessi, uscendo in tal modo dallo stato di natura.

Erano nati così:- Giusnaturalismo: Corrente filosofico-giuridica fondata sul presupposto dell’esistenza di un diritto naturale inviolabile e inalienabile, e sulla sua superiorità sul  diritto positivo;

Contrattualismo: Corrente filosofico-giuridica secondo cui lo Stato nasce da un contratto tra i singoli individui.

Queste concezioni si ritrovano nei principali modelli del pensiero politico moderno:  dall’assolutismo di Hobbes, al liberalismo di Locke, alla prospettiva democratica di Rousseau.

Hobbes intende realizzare una dottrina politica fondata su premesse  necessarie: vuole derivare cioè la scienza da pochi principi, secondo  una prospettiva chiamata “geometrismo politico“.
I “postulati certissimi intorno alla natura umana” da cui discende la scienza politica sono:
– il desiderio naturale: per cui ognuno pretende di godere da solo dei beni comuni;
– la ragione naturale: per cui ognuno rifugge dalla morte violenta come dal peggiore dei mali.

 

Lo stato di natura è comunque per Hobbes (a differenza di Rousseau)  una pura ipotesi razionale: se fosse davvero esistita una tale condizione  di scontro avrebbe condotto all’estinzione della specie umana. E’  esistito ed esiste tuttora invece uno stato di natura parziale.

Nello stato di natura nulla può essere detto ‘giusto’ o ‘ingiusto’ (nozioni che derivano solo dalle leggi, cioè da una condizione in cui vige un potere comune), ma vale il «diritto di tutti su tutto», per cui ogni uomo risulta lupo per l’altro uomo (homo homini lupus).
Questo istinto naturale, essendo finalizzato alla sopravvivenza, non è contrario alla ragione: ma a un certo punto l’uomo scorge modalità più comode ed efficaci per tutelarsi.

 

Le leggi naturali sono dunque dei precetti atti a preservare la sopravvivenza umana; ma in mancanza di un potere che le renda vincolanti non c’è alcuna garanzia che gli individui le seguano.
Si rende quindi necessario il passaggio dallo stato di natura a uno stato civile, tramite un contratto con cui gli individui trasferiscano il potere illimitato di cui godevano (diritto naturale) a una sola persona fisica o giuridica, cioè il sovrano, o Leviatano.
Poiché quest’ultimo, conglobando le volontà di tutti gli individui, ha potere assoluto, la forma politica più adatta è, appunto, la monarchia assoluta; ciononostante Hobbes ammette anche altre possibilità (come un dittatore eletto dal popolo, o addirittura un’assemblea), a patto che chi governi sia dotato di tutti i poteri (unica condizione per assicurare l’ordine pubblico).

La teoria hobbesiana dello stato è l’assolutismo, i  cui tratti fondamentali sono:
– l’irreversibilità e unilateralità del patto fondamentale:  (una volta costituito, i cittadini non possono  dissolverlo negandogli il consenso. Il patto è inoltre  solo tra i cittadini, non tra i cittadini e il sovrano;
– il potere sovrano è indivisibile: ogni divisione . comprometterebbe la libertà dei cittadini, giacché,  qualora fossero uniti garantirebbero solo un polo, e se fossero in disaccordo causerebbero una guerra . civile;
– Essendo il sovrano estraneo al patto (che riguarda i soli sudditi) egli è sciolto da qualsiasi vincolo (ab-solutus), per cui solo a lui spetta il giudizio su ciò che è bene o male, giusto o ingiusto. Anzi, essendo la legge ad istituire la morale (il bene o il . male non esistono come entità ontologiche proprie) ciò che lo Stato vuole è sempre giusto;
– Lo Stato non è sottomesso alle leggi, ma è completamente libero.

 

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