Italiano IV Anno Materie

Giambattista Vico

ITALIANO

Giambattista Vico è nato il 23 gennaio 1668 in una famiglia di modeste condizioni – il padre Antonio era un povero libraio, la madre, Candida Masulla, era figlia di un lavorante di carrozze.
Seguì senza continuità le lezioni presso il Collegio dei Gesuiti di Napoli, abbandonandoli due volte per dedicarsi agli studi privati. Successivamente, per secondare il desiderio paterno, fu «applicato agli studi legali», frequentando per circa due mesi le lezioni private e, dal 1688 al 1691, iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Napoli, senza tuttavia seguirne i corsi, cimentandosi invece in privati studi di diritto civile e canonico.

Il periodo tra il 1689 e il 1695 fu denominato dell’«autoperfezionamento». Dal 1689-1690 svolse attività di precettore dei figli del marchese Domenico Rocca, e usufruendo della grande biblioteca padronale studiò Platone e il platonismo italiano (Ficino, Giovanni Pico, Patrizi), appassionandosi al problema della grazia in Agostino. Approfondì anche gli studi aristotelici e scotisti, e lesse le opere di Giovanni Botero e di Jean Bodin, scoprendo al contempo Tacito (che diverrà, insieme a Platone, Bacone e Grozio, uno dei quattro maestri cui s’ispirerà il suo pensiero maturo).

Ritornato a Napoli nell’autunno del 1695, all’età di ventisette anni, affetto dalla tisi, rientra nella misera dimora paterna. A causa delle difficoltà economiche è costretto a tenere ripetizioni di retorica e grammatica.

Nel 1699 può finalmente sposare la giovane Teresa Caterina Destito dalla quale ebbe otto figli. Da quel momento non avrà più la tranquillità necessaria per condurre gli studi. A questo periodo risale, inoltre, la conoscenza col filosofo Paolo Mattia Doria e l’incontro con il pensiero del Bacone.

 

Opere

-De antiquissima Italorum sapientia: il De antiquissima doveva constare di tre parti: il Liber metaphysicus, che uscì nel 1710 senza l’appendice riguardante la logica che, nell’intenzione di Vico, avrebbe dovuto avere; il Liber Physicus, che Vico pubblicò sotto forma di opuscolo col titolo De aequilibrio corporis animantis nel 1713, che andò smarrito, ma ampiamente riassunto nella Vita; e infine il Liber moralis, di cui Vico non abbozzò nemmeno il testo. Nel De antiquissima Vico, considerando il linguaggio come oggettivazione del pensiero, è convinto che dall’analisi etimologica di alcune parole latine si possano rintracciare originarie forme del pensiero: applicando questo originale metodo, Vico risale ad un antico sapere filosofico delle primitive popolazioni italiche.

 

-Scienza Nuova nella quale l’uomo non può considerarsi creatore della realtà naturale ma piuttosto di tutte quelle astrazioni che rimandano ad essa come la matematica, la stessa metafisica, vi è tuttavia un’attività creatrice che gli appartiene. Secondo dico la storia generale dell’umanità all’evoluzione costante,E vi sono prestati conoscitivi che corrispondono alle trinità dell’essere umano, la fanciullezza, le passioni e la maturità segnato dal prevalere dell’intelletto.

Si distinguono quindi tre fasi distinte della civiltà: Età degli eroi,Età degli uomini, età degli dei.

  • l’età degli dei, «nella quale gli uomini gentili credettero vivere sotto divini governi, e ogni cosa esser loro comandata con gli auspici e gli oracoli»;
  • l’età degli eroi dove si costituiscono repubblica(repubbliche aristocrazia|aristocratiche);
  • l’età degli uomini «nella quale tutti si riconobbero esser uguali in natura umana».

 

 

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