Latino Materie V Anno

Gaio Petronio Arbitro e il Romanzo

Nella antica Grecia il genere del Romanzo ebbe successo sin dai tempi di Alessandro Magno mentre nell’antica Roma questo genere arriva solo in età imperiale grazie ad degli scritti di Gaio Petronio Arbitro e Lucio Apuleio

Il romanzo antico presenta quasi sempre le stesse caratteristiche:

• Si tratta di un’opera di finzione sempre scritta in prosa;

• È un genere letterario di tipo minore, destinato ad un pubblico molto più ampio rispetto a generi più “sostenuti” come la poesia epica o la storiografia;

• È una letteratura di consumo, ovvero opera da leggere e basta;

• Il canovaccio parla sempre della storia d’amore di due giovani virtuosissimi che subiscono la separazione e poi, dopo varie peripezie, tornano di nuovo insieme.

Gaio Petronio Arbitro è nato a Marsiglia in Francia nel 27 d.C., di Gaio Petronio Arbitro non si sa nulla direttamente della vita e della personalità, ma la critica è praticamente unanime nell’identificare l’autore del Satyricon con il Petronio Arbitro descritto da Tacito negli Annali, che fu un politico accorto, proconsole in Bitinia e console verso il 62. Fu famoso presso la corte di Nerone soprattutto come intellettuale ed esteta raffinatissimo, elegantiae arbiter (arbitro di eleganza). Sempre secondo Tacito, egli fu all’inizio amico di Nerone, poi cadde in disgrazia e, per evitare la condanna, si suicidò a Cuma nel 66 d.C., tagliandosi le vene e continuando a conversare con gli amici durante un banchetto allietato da frivoli canti, in modo quindi del tutto opposto alle tragiche morti di altri oppositori di Nerone, primo fra tutti Seneca. Tacito non fa menzione della sua attività letteraria; ma la raffinatezza intellettuale del personaggio, la sua spregiudicatezza e stravaganza comunque ben si accordano con quella dell’autore del Satyricon.


Opera

Il Satyricon è una satira menippea, una composizione, cioè, mista di prosa e versi, di contenuto narrativo ma con digressioni d’ogni genere. È incerto il numero dei libri, ma dovette essere superiore a sedici; i frammenti ci sono giunti in tre gruppi: la Cena Trimalchionis (il frammento più ampio, scoperto nel 1650 circa), gli excerpta vulgaria, serie di brevi frammenti, e i frammenti lunghi, in un codice dello Scaligero. Tutta la tradizione sembra però risalire a un unico archetipo, del sec. 7º e 8º, epoca in cui la conoscenza integrale del Satyricon dovette aver fine. Il romanzo, del quale non è possibile ricostruire l’intera trama, è ambientato in località diverse, fra le quali si possono individuare, per gli episodi conservati, una città della Campania, non bene identificata, Crotone, perfino Marsiglia. Vi agisce una folla di personaggi (tra cui spiccano il giovane Encolpio, una complessa figura di avventuriero ed esteta, l’amasio di questo, Gitone, l’arrogante e corrotto Ascilto, dapprima amico di Encolpio, poi trasformatosi in rivale d’amore e accanito guastafeste, il vecchio e vizioso poetastro Eumolpo, l’ex schiavo arricchito Trimalchione, e una schiera di figure minori di stampo non dissimile), che variamente si mescolano in un susseguirsi rapido di episodi diversi (incontri in casa di arricchiti privi di scrupoli, intrecci di amicizie particolari, avventure in malfamate locande.

Del romanzo resta una lunga sezione che occupava, secondo i codici antichi, i libri XV e XVI che, pertanto, rappresenterebbero solo una piccola parte dell’opera. Vi sono compresi anche alcuni inserti novellistici Il lupo mannaro, il fanciullo di Pergamo, la matrona di Efeso e alcuni brani di poesia, i più estesi dei quali sono un Bellum civile (La guerra civile) di 295 esametri, che richiama l’opera omonima di Lucano, e una Troiae halosis (Presa di Troia), di 65 trimetri giambici, che forse fanno il verso al poema sulla caduta di Troia cantato da Nerone. L’opera pone numerosi problemi: la data di composizione, collocata nel sec. III d.C., epoca in cui inizia a essere citata, prima che fosse concordemente accettata la sua attribuzione al Petronio tacitiano; lo stesso titolo, indicato ora come Saturae ora come Satyricon. La parola Saturae ricollegherebbe lo scritto alle Satire menippee, sottolineandone la commistione fra prosa e poesia; mentre Satyricon sarebbe da intendersi come un genitivo plurale neutro, in connessione con un sottinteso libri (quindi Satyricon libri). L’opinione più accreditata è che si tratti, se pure nell’assoluta peculiarità delle sue forme, di un romanzo e forse della parodia del romanzo greco ellenistico, di cui ribalterebbe in chiave di crudo realismo gli aspetti più ingenuamente sentimentali.

Le caratteristiche del Satyricon

La parte pervenuta del Satyricon (forse quella conclusiva) ha una trama estremamente complessa, una successione di tante scene apparentemente autonome, ma legate tra loro dal filo conduttore rappresentato dal protagonista-narratore, Encolpio. È un insieme di vicende stravaganti, avventure di ogni genere, pratiche magiche, racconti fiabeschi, storie d’amore che fanno capo a vagabondi cinici e senza scrupoli, bramosi solo di godersi la vita. Il Satyricon è il primo esempio di romanzo della romanità che, per la mescolanza di prosa e versi, si riallaccia alla satira menippea, di cui sembra un’evoluzione. L’episodio più esteso, originale e famoso della Cena di Trimalcione, illustra in 52 capitoli con distaccata ironia il contesto sociale delle classi emergenti dei nuovi ricchi, con la volgarità dello loro idee e del loro linguaggio. L’autore offre un quadro straordinariamente acuto e ricco della società del tempo, corrotta, cinica e avida, soprattutto del sottofondo umile e laido che fermenta sotto gli orpelli della ricchezza e della potenza, presentando lucidamente un’epoca torbida in cui già affiorano i germi della decadenza.

L’originalità di Petronio sta nel rappresentare una visione complessiva del reale, e non solo frammenti di vita quotidiana, con uno sguardo ironico e beffardo, senza dare un giudizio morale, come fanno i poeti satirici.

Il carattere realistico si ritrova anche nel linguaggio: il Satyricon si segnala per la varietà dei registri espressivi e per le connessioni col parlato. I personaggi si esprimono come nella realtà, i più dotti Encolpio, Gitone, Eumolpo usano una lingua viva, conforme alle regole linguistiche, mentre i più umili, come i liberti, usano un idioma ben diverso da quello letterario, con volgarismi, imprecazioni e con errori grammaticali e sintattici di tipo popolaresco. Inoltre i personaggi usano un linguaggio a seconda della situazione: per esempio, Encolpio ed Eumolpo passano indifferentemente da volgarismi a declamazioni

raffinate e classicheggianti. Petronio è uno sperimentatore: il suo impasto linguistico è una creazione geniale e anche sotto questo aspetto l’opera costituisce un testo unico in tutta la letteratura latina.

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