Latino Materie V Anno

Publio Cornelio Tacito

Cornelio Tacito pare che sia nato nella Gallia Narbonese in un anno tra il 55 e il 58 d.C., Frequentò la scuola di Oratoria. Tacito sposò la figlia di Giulio Agricola, di cui ha difeso la figura morale nella prima delle sue opere. Egli partecipò anche alla vita sociale e politica romana, è stato proconsole. Questa sua partecipazione alla vita romana lo induce a diventare storico (è una figura di storico molto moderna).


Opere

-“DE VITA  ET MORIBUS  IULII  AGRICOLAE” ( “VITA  E COSTUMI DI GIULIO AGRICOLA ”)

Nel 97 incomincia a scrivere un’opera monografica, una sorta di biografia apologetica, vuole innalzare il valore morale effettivo del suocero. In questa biografia si raccontano le vicende di questa persona pubblica allontanata da Domiziano, che permette a Tacito di fornire una serie di exempla sui possibili modi di comportarsi, mantenendo puro il proprio sistema valoriale, durante una tirannide. Si tratta di un’opera storica, didascalica, filosofica – morale.

-“DE ORIGINE ET SITU GERMANORUM”( “ORIGINE E REGIONE DEI GERMANI)

Quest’opera fu scritta nel 98 quando Traiano si trovava sul fronte della Germania. Nella prima parte egli parla in generale dei costumi dei germani, mentre nella seconda si riferisce alle singole tribù.

Gli interessi etnografici sono al centro della “Germania”, non a caso scritta in quel particolare momento storico-politico, quando l’agitarsi delle popolazioni ultrarenane indusse Traiano ad affrontare decisamente il problema germanico: unica testimonianza, comunque, di una letteratura specificatamente etnografica che a Roma doveva godere di una certa fortuna.

 

Tacito ci ha lasciato la storia del principato dalla morte di Augusto nel 14 d.C. fino alla morte di Domiziano nel 96 d.C. , che è ripartita in due opere, Historie e Annales.

-HISTORIE

Giunta a noi senza titolo, quest’opera doveva essere di origine molto ampia, in dodici o quattordici libri, composti fra il 100 e il 110. Doveva narrare gli avvenimenti compresi fra l’Impero di Galba (69 d.C.) e la morte di Domiziano (96 d.C.), ma ci sono rimasti solo i primi quattro libri e la prima parte del quinto.

-ANNALES

Furono composti dopo le Historie nel 112-113 d.C.; abbracciano un periodo storico anteriore, gli anni dalla morte di Augusto nel 14 d.C. a quella di Nerone nel 68 d.C. , quasi come se lo storico intendesse con gli Annales risalire alle origini stesse del principato. L’opera, il cui titolo sembra essere “Ab excessu divi Augusti”, doveva essere formata da sedici o diciotto libri; in realtà a noi sono arrivati solo i primi quattro, l’inizio del quinto, il sesto privo dei capitoli iniziali e i libri XI – XVI con molte lacune.

-DIALOGUS DE ORATORIBUS

Il libro si riferisce a una discussione tra quattro oratori dell’epoca, a cui Tacito afferma di aver assistito. In essa Curiazio Materno sostiene il primato della poesia e Marco Apro quello dell’eloquenza; segue poi un dibattito sulla decadenza dell’oratoria. Tacito non esprime direttamente il proprio punto di vista, ma sembra d’accordo perlopiù con le opinioni di Curiazio Materno, pur non identificandosi totalmente con esse.

 

Il pessimismo Di Tacito era probabilmente un atteggiamento dato dai suoi studi. Forse proprio questo pessimismo radicale gli impedì di narrare il principato di Traiano come un’epoca felice; era infatti fortemente condizionato dalla tirannide di Domiziano. Era per Tacito impossibile la creazione di una pace vera, un po’ come Verga. Prende i germani come esempio per sostenere come erano i germani e non sono più, è una presa d’atto dolorosa, ma molto lucida. C’era infatti la pax romana, che nasce come pax augustea, quando vennero chiuse per 60 anni parte del tempio di Giano; prevedeva che una volta conquistata due o più popolazioni in guerra fra di loro, una volta conquistate da Roma esse non combattevano più, in quanto c’è uno solo che comanda tutti, non è però una vera pace.

Tacito racconta il comportamento umano sine ira et studio(senza rancore né favore). Secondo il più comune modo di dire, Tacito è lo storico dei meccanismi dei potere e delle sue patologie. In senato appare vittima dello stato patologico di corruzione.

 

Quando parliamo di Tacito parliamo di uno scienziato della storia, in quanto lavorò sempre con metodo, che prevedeva due cose:

– L’atteggiamento storico: lo storico deve essere il più obiettivo possibile; questo prevede uno straniamento, di cui si è parlato anche con Verga. Egli promette di narrare gli eventi sine ira et studio(senza rancore né favore) .

– Il pragma: a lui dobbiamo il metodo che prevede il rapporto causa-effetto. Quando si parla di un evento storico non ci si può limitare a raccontare per es. una battaglia, bisogna anche comprendere come si è arrivati fino a lì. Alcuni storici del ‘900 sostengono che non sia possibile attribuire ad ogni evento storico la causa-effetto, in quanto se fosse così avremo potuto evitare gran parte degli eventi drammatici ‘900.

Si ispira allo storico Tucidide, che ha trattato gli eventi con interesse politico (tutto ciò che interessa la gestione della res publica); Tucidide scrive degli annales, che erano come degli almanacchi (come dei diari) riportano tutti i fatti che succedono in un anno. Tacito ci permette di stabilire un confronto tra le figure del cronista e dello storico in quanto non racconta gli eventi di un solo anno.

Tacito attinge, per quanto possibile, agli atti ufficiali del senato e alle notizie circolanti per la tradizione orale; utilizza gli autori del I secolo, soprattutto a Plinio il Vecchio per l’età neroniana. Si mette a confrontare le versioni dei fatti e ritiene un evento veritiero se ci sono almeno due o tre fonti che lo citano.

 

È di chiara impronta ellenistica la concezione della storia come uno spazio drammatico, come una scena dove si svolge la tragedia del potere, dove sono protagonisti il Bene e il Male. Questo scenario di tipo artistico si arricchiva anche di ritratti psicologici.

 

Il suo stile è a metà fra quello storiografico programmatico e quello tragico. Tacito subisce le influenze di vari modelli, Sallustio nelle parti storiche, Livio nelle parti più narrative e infine Cicerone. Lo stile dell’Agricola è molto diverso dalle HistoriaeL’Agricola è più sul modello ciceroniano. Le Historiae sono sul modello di Sallustio e presentano un aspetto antitetico rispetto a Cicerone, la concinnitas, la capacità di sintesi sia di concetti che di stile. È molto usata anche l’ellissi, si omettono le parole (in particolare il verbo sum), usa infatti la perifrastica assoluta, sciolta dal verbo essere. Il lessico è molto raffinato, alto, non c’è un linguaggio volgare, popolare.

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