IV ANNO Materie Storia

Il Risorgimento Italiano

Storia

I moti rivoluzionari degli anni ’20 e ’30 coinvolgono sempre la penisola italiana: è il segno della diffusione di un movimento politico che si ispira all’idea di nazione.
Il movimento coinvolge soprattutto le città, mentre le campagne risultano piuttosto indifferenti, prese come sono con il profondo disagio sociale e col fenomeno del brigantaggio.

Tra 1815 e 1847 vengono prodotte molte opere di ispirazione romantica che rielaborano il mito della nazione italiana, di cui è possibile delineare alcuni tratti comuni: il sangue in cui la nazione è percepita come una comunità di parentela (la patria è madre, tutti i suoi figli sono fratelli e sorelle, i capi politici/militari sono padri della patria…); la cultura in cui la nazione viene considerata unita dalla comune confessione religiosa, dalla lingua comune e dal comune passato (percepito come di decadenza, divisione e oppressione straniera, che ora bisogna riscattare); in queste narrazioni emergono tre figure principali ossia l’eroe nazionale, il traditore, l’eroina nazionale; si tratta di narrazioni che hanno un carattere tanto religioso (lo stesso termine ‘risorgimento’ viene da ‘resurrezione’, (i morti vengono considerati martiri di una guerra santa) quanto bellicista (si esalta l’eroismo bellico, il sacrificio cioè il rendere sacra la propria azione).

In Italia il movimento nazionale è diviso in due correnti: quella democratica e quella liberal-moderata. La corrente democratica ruota attorno alla figura del genovese Giuseppe Mazzini (1805- 1872).
La prospettiva di Mazzini è l’instaurazione di una “Repubblica unitaria e democratica” tramite insurrezioni di milizie irregolari contro gli stati italiani. Nel periodo della guerra la direzione politica dovrebbe essere affidata a un’autorità dittatoriale, cui poi dovrebbe seguire un’Assemblea costituente eletta dal popolo.
Nel 1827 Mazzini entra nella carboneria, ma tre anni dopo viene arrestato e nel 1831 è costretto all’esilio a Marsiglia, dove fonda la “Giovine Italia”.
Distaccandosi dalla carboneria, l’associazione si pone l’obiettivo di una propaganda diretta, tramite opuscoli e il periodico “Giovine Italia”.
L’organizzazione viene considerata dagli stati italiani come eversiva, e i suoi membri sono trattati da pericolosissimi terroristi.
Tra ’33 e ’34 vi sono due tentativi insurrezionali: il primo, che sarebbe dovuto scoppiare in Piemonte e a Genova, è scoperto prima dell’azione conducendo a numerosi arresti ed esecuzioni; il secondo, che prevede un’invasione della Savoia e un’insurrezione a Genova (cui prende parte anche Garibaldi), è un altro insuccesso poiché l’invasione viene scoperta e l’insurrezione fallisce.
É la fine della prima fase di vita della Giovane Italia.
Nel ’33, espulso dalla Francia, Mazzini si trasferisce in Svizzera, a Berna.
Lì, l’anno seguente fonda una nuova associazione, la “Giovine Europa“, con l’obiettivo di operare politicamente e militarmente per l’autodeterminazione delle nazioni (per la liberazione di quelle oppresse e la costruzione degli stati- nazione dove mancano (Polonia, Italia, Germania), costruendo un’Europa fondata sulla cooperazione politico-istituzionale. Nel 1836 l’organizzazione è però costretta a chiudere, dopo un’ondata di arresti.
Lì nel ’39 ricostituisce la «Giovine Italia», su basi leggermente diverse dalla prima. Sebbene i temi dell’indipendenza e dell’unificazione restino le priorità, assumono rilevanza anche tematiche sociali (la riduzione dell’orario di lavoro degli operai, gli aumenti di salario, l’associazione cooperativa).

 

 

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