Storia V ANNO

La Seconda Guerra Mondiale

Storia

La Seconda guerra mondiale (1930-1945) rappresenta il conflitto più distruttivo che l’umanità abbia mai conosciuto, ma anche una svolta nella storia contemporanea. Fu la guerra che vide 50 milioni di morti, lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, la bomba atomica di Hiroshima, ma anche la lotta per la libertà delle Resistenze europee. Gran parte di ciò che siamo e che pensiamo oggi affonda le sue radici nell’esperienza di quella terribile guerra. Essa ebbe inizio nel 1939 e fine nel 1945; vide contrapporsi da un lato le potenze dell’Asse e dall’altro i Paesi Alleati.

La Seconda guerra mondiale inizia il 1 settembre 1939, quando le armate tedesche invasero la Polonia provocando la reazione di Francia e Gran Bretagna. In realtà, l’aggressione della Polonia fu solo l’ultimo atto della politica revisionistica di Hitler al fine di rivoluzionare l’ordinamento europeo stabilito dai trattati di pace del 1919. Infatti, negli anni tra il 1936 e il 1939, Hitler iniziò subito ad enunciare le basi e gli obiettivi della sua politica, già ben espressi nella carta geografica del 1933 “La nazionalità tedesca in Europa e nel mondo”: liquidare il trattato di Versailles, riunificare sotto il Reich tutti i tedeschi d’Europa e conquistare lo “spazio vitale” tedesco nell’Europa orientale. Non passò molto tempo prima della messa in atto vera e propria di questi principi, in particolare della violazione del trattato di Versailles: nel 1933 Hitler ritirò la Germania dalla Società delle nazioni, la riarmò e reintrodusse la coscrizione obbligatoria. Nel marzo 1936 fece entrare in Renania le sue truppe  e iniziò la sua opera di conquiste: il 12 marzo 1938 venne annessa l’Austria alla Germania (Anschluss), unione espressamente proibita dal trattato di Versailles e nel 1939 i tedeschi entrarono a Praga, annettendo anche la Cecoslovacchia (stato cuscinetto da opporre a un eventuale riarmo tedesco, la cui sicurezza era garantita da Francia e Gran Bretagna). Quest’ultima fu allora divisa in due parti: la Slovacchia, formalmente indipendente ma in realtà vassallo della Germania, e la Boemia-Moravia, integrata direttamente nel Reich.

In questa annessione le democrazie occidentali furono accusate di aver sacrificato la Cecoslovacchia nel tentativo di arrivare a un compromesso con Hitler. In effetti, sia la Francia che la Gran Bretagna, nonostante si stessero riarmando, erano consapevoli, al momento, di essere troppo deboli militarmente ed economicamente per reggere il confronto con la Germania, ed è proprio per questo che inizialmente si tennero in disparte. L’Italia, nel mentre, aveva al governo Mussolini, le cui affinità ideologiche erano molto affini a quelle di Hitler, e per questo si schierò subito a sostegno della Germania. Nell’ottobre 1936 fu stretta l’intesa chiamata Asse Roma-Berlino, di forte significato politico, perché prevedeva l’allineamento della politica estera di Italia e Germania. Pochi mesi dopo, Hitler strinse con il Giappone il Patto anti-Comintern, con il quale alla Germania veniva dato il primato in Europa e al Giappone quello in Asia. L’anno successivo l’asse si ampliò e divenne così asse Roma- Berlino-Tokyo. Nonostante ciò, il Giappone e l’Italia non entrarono subito in guerra.

In ogni caso, la distruzione della Cecoslovacchia mostrò il fallimento della politica di mediazione e gli Stati maggiori inglesi e francesi cominciarono a lasciare da parte la politica dell’appeasement e ad organizzare una difesa comune, basata sulla costruzione di una poderosa linea di fortificazione francese lungo il confine con la Germania, la linea Marginot. Essi assicurarono allora la propria protezione alla Polonia, prossimo obiettivo di conquista della Germania, che voleva ottenere Danzica e il diritto di passaggio nel corridoio che separava la Prussia orientale dal resto della Germania: la guerra era ormai alle porte perché un attacco tedesco alla Polonia avrebbe provocato la reazione di francesi e inglesi. Ed ecco quindi che entrò in gioco una nuova potenza: l’Unione Sovietica. Essa strinse il 23 agosto 1939 un patto decennale di non aggressione con la Germania. Questo patto consentiva ad Hitler di avere una copertura sul fronte orientale e quindi di poter combattere la guerra solo un fronte, mentre dell’Unione sovietica si sarebbe occupato in un secondo tempo; allo stesso tempo era funzionale anche a Stalin, perché gli permetteva di ampliare l’influenza sovietica sull’Europa orientale procrastinando un’eventuale aggressione tedesca e potendo quindi assistere in posizione di sicurezza al logoramento reciproco dei suoi nemici storici, la Germania e le potenze capitalistiche occidentali. Il 1 settembre Hitler iniziò l’invasione della Polonia. Il 3 settembre Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. La seconda guerra mondiale era iniziata.

Inizialmente, la Germania ottenne una grandissima serie di vittorie, soprattutto grazie al fatto che utilizzò un nuovo modo di combattere, basato sull’idea di colpire le linee nemiche con bombardamenti aerei e sfondarle con i carri armati per entrare in profondità e poi eliminare la resistenza rimasta con le armi, chiamato “guerra lampo”: i tedeschi entrarono a Varsavia il 27 settembre 1939, mentre i sovietici invadevano da Oriente e conquistò la Polonia, spartendola con l’URSS. Occupò successivamente la Danimarca, la Norvegia, i Paesi Bassi, il Belgio e attaccò la Francia che, stremata, firmò l’armistizio franco-tedesco e si arrese.

L’Italia, nel mentre, aveva firmato con la Germania un “patto d’acciaio”, ovvero un accordo che impegnava i due paesi ad appoggiarsi militarmente in caso di conflitto, quale che ne fosse la causa. Non abbiamo però parlato fin ora dell’Italia in guerra, ma solo della Germania a livello concreto, ovvero di battaglie e conquiste di territori. Perché? Perché Mussolini, resosi conto che la nostra penisola non possedeva le risorse militari ed economiche per partecipare ad un conflitto di quella portata, aveva comunicato ad Hitler che gli era impossibile intervenire prima del 1943, dichiarando quindi la “non belligeranza” dell’Italia, ovvero la sua astensione dal conflitto ma non la sua neutralità. Ma i travolgenti successi di Hitler indussero Mussolini ad accelerare i tempi, perché dichiarava imminente la vittoria tedesca e sentiva quindi la necessità di schierarsi con la Germania per ottenere, alla fine del conflitto, qualcosa: il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra, attaccando sul fronte orientale l’ormai agonizzante Francia.

Il 28 ottobre 1940 l’Italia attaccò la Grecia, senza preavvertire la Germania, ma la tenace e imprevista resistenza dei greci mise a nudo la fragilità del nostro apparato militare: i reparti italiani, con grave perdita di vite umane, furono costretti sulla difensiva e dovettero ripiegare in Albania, finchè non intervenne Hitler che, con un attacco fulmineo, invase la Iugoslavia e si ricongiunse con le truppe italiane. La Grecia venne occupata e posta sotto amministrazione italo-tedesca; in realtà gli italiani ottennero solo il controllo di alcune piccole zone della Iugoslavia, mentre l’intera operazione diede a Hitler l’egemonia sui Balcani, completata dal controllo sulla Romania, sull’Ungheria e sulla Bulgaria, che precedentemente si erano allineate all’asse. Se l’obiettivo italiano era quello di effettuare una “guerra parallela” a quella dell’alleato tedesco, cercando di ampliarsi nei Balcani e nel Mediterraneo, l’attacco alla Grecia con l’arrivo dei tedeschi fece ben capire a Mussolini e agli italiani che non avrebbero potuto, causa anche la fragilità dell’apparato militare, condurre una guerra autonoma dalla Germania, ma anzi che ogni loro azione sarebbe sempre stata subordinata agli interessi militari e politici della Germania.

L’entrata in guerra dell’Italia aprì inoltre due altri fronti: quello Mediterraneo e quello africano: anche qui la guerra parallela divenne in realtà una guerra diretta della Germania, rivelatesi le armi italiane nettamente inferiori. Nel Mediterraneo, l’Italia cercò invano di contrastare la supremazia aeronavale britannica; sul fronte africano, le offensive italiane sulla Somalia Britannica e sull’Egitto furono bloccate dagli Inglesi, che anzi contrattaccarono e l’Italia perdette anche la Cirenaica (parte orientale della Libia); nell’Africa orientale, le truppe britanniche ebbero la meglio e posero fine all’impero italiano nell’Africa orientale; sul fronte libico-egiziano, arrivarono i tedeschi con al comando il generale Rommel e riequilibrarono il confronto con gli inglese, ottenendo l’Egitto.

Nella seconda metà del 1941 due avvenimenti impressero alla guerra una svolta decisiva: l’attacco tedesco all’Unione sovietica e l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, che trasformarono la guerra da europea a mondiale. Ma perché la Germania attaccò l’Unione sovietica? In questo attacco si fondevano da sempre economia ed ideologia: da una parte, infatti, grano, petrolio, carbone e un’immensa popolazione di cui sfruttare il lavoro rappresentavano per la Germania una condizione imprescindibile per poter continuare il conflitto, e dall’altra Hitler considerava da sempre l’Est europeo, abitato da “inferiori” popoli slavi, la metà privilegiata per la conquista dello spazio vitale. Il 22 giugno 1941 gli eserciti tedeschi penetrarono da ogni fronte in Unione sovietica, occupando in soli tre mesi le repubbliche baltiche, la Bielorussia, l’Ucraina, facendo strage delle città, radendole al suolo, impadronendosi di gran parte della produzione di grano, acciaio, carbone, ferro,… e l’Armata rossa russa non resse all’urto iniziale, finché nell’autunno l’avanzata si fermò, con un lungo assedio di Leningrado. Tuttavia, all’arrivo dell’inverno, l’esercito sovietico era prostrato ma non distrutto, tanto che organizzò una prima controffensiva che costrinse i tedeschi a retrocedere in più punti. Poi l’inverno russo congelò per alcuni mesi la situazione. I tedeschi avevano violato il patto di non aggressione sottoscritto precedentemente, e ne pagheranno care le conseguenze.

Il 7 dicembre 1941 l’aviazione giapponese attaccò gli Stati Uniti nel Pacifico alla base di Pearl Harbor, infliggendole gravi perdite; con l’ingresso di giapponesi e americani nel conflitto la guerra europea assumeva dimensione mondiale: il giorno successivo la Gran Bretagna e gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone; il 12 dicembre l’Italia e la Germania dichiararono guerra agli Stati Uniti. La decisione di attaccare gli Stati Uniti era conseguente alla politica espansionistica condotta dal Giappone in Asia sin dagli anni trenta, con le aggressioni alla Manciuria e alla Cina, e proseguita con l’occupazione dell’Indocina; gli Stati Uniti rappresentavano infatti il principale ostacolo per l’affermazione dell’egemonia nipponica in Asia ed erano in grado di condizionare pesantemente l’economia giapponese, che poteva rifornirsi di materie prime solo per via marittima e dipendeva dal mercato statunitense per gran parte delle sue esportazioni. Dall’altra vi erano gli Stati Uniti, da sempre neutrali alla guerra ed isolati da essa, che in realtà decidono di entrare in guerra alleandosi contro il nazifascismo, per sconfiggerli ed avere finalmente libertà di commercio e diritto dei popoli all’autodeterminazione. L’attacco che gli Stati Uniti subirono il 7 dicembre permise a Roosevelt e a Churchill, favorevoli da sempre alla guerra, di superare l’opposizione interna, suscitando nel paese un’ondata di orgoglio nazionale e di volontà di rivalsa immensa: fu sottoscritta la Carta atlantica, documento fondativo dell’alleanza contro il nazifascismo e anche gli Stati Uniti entrarono in guerra.

L’attacco all’URSS e l’entrata in guerra degli Stati Uniti segnarono la svolta del conflitto, soprattutto perché i loro mezzi rappresentavano una forza d’urto insostenibile sia per la Germania che per il Giappone. I sovietici e gli anglo americani crearono infatti un’alleanza il cui obiettivo era, come deciso dalla Conferenza di Casablanca del 1943, la “resa senza condizioni della Germania”. Iniziarono così la propria battaglia, reagendo, sostenuti anche da un poderoso sforzo economico, industriale e bellico, che portò una mobilitazione sena precedenti di popolazione urbana e rurale, da una disciplina ferrea, da provvedimenti coercitivi su piccola e grande scale e da una mobilitazione del sentimento nazionale, che chiamava come guerra “guerra patriottica”. In più gli Stati Uniti produssero nuove armi, aerei, carri armati, navi da guerra, mitragliatrici in gran numero, …Insomma, l’URSS e gli Stati Uniti adesso erano davvero pronti per combattere.

Il 4 giugno 1942, tuttavia, la flotta imperiale giapponese venne sconfitta in una grande battaglia aeronavale al largo delle isole Midway. L’industria giapponese non era in grado di rimpiazzare le perdite subite: l’iniziativa strategica passò agli alleati.

Ecco così che quando i tedeschi attaccarono, nel giugno 1942, le ricche regioni petrolifere del Caucaso, gli anglo-americani bloccarono l’offensiva a Stalingrado, e dopo lunghe drammatiche e sanguinose battaglie, portarono i tedeschi ad una prima ritirata, sul fronte orientale. Gli Stati Uniti agirono poi nell’Africa settentrionale, arrestando l’offensiva italo-tedesca ad El Alamein, a causa della quale questi ultimi dovettero retrocedere, perdendo l’intera Libia; gli anglo-americani sbarcarono poi in Marocco e in Algeria, per cui le forze dell’asse furono chiuse tra due fuochi. La loro ultima resistenza in Tunisia venne piegata nel maggio 1943. Dall’Africa settentrionale, secondo luogo dove l’Asse entrò in crisi, gli alleati portarono la guerra anche in Europa e sbarcarono in Sicilia il 10 luglio 1943. Lo sbarco fece esplodere la crisi del regime fascista, che il 25 luglio 1943 crollò, con la destituzione di Mussolini ad opera del Gran consiglio del fascismo. L’8 settembre l’Italia si arrese agli alleati e nel Nord venne instaurato un regime filo-tedesco, alla cui guida venne posto Mussolini e contro cui si scontrarono le resistenze europee.


La Resistenza 

In Europa in seguito all’espansione nazista, si formarono gruppi di partigiani che operavano nelle campagne e nelle montagne. In Jugoslavia i partigiani, sotto il comando di Tito, riuscirono a liberare il paese in modo autonomo prima dell’arrivo degli alleati. La resistenza non aveva come unico scopo quello di affrontare l’esercito tedesco ma anche quello di una riorganizzazione politica in seguito all’aiuto degli alleati; in Italia venne formato il CLN ( comitato di liberazione nazionale ) composto da 6 partiti : democratico – cristiano, comunista, socialista, d’azione, liberale, e democratico del lavoro. L’opinione pubblica nei confronti della monarchia peggiorò in quanto il re era ritenuto responsabile dell’avvento del fascismo e aveva sostenuto il regime durante il ventennio. Il Generale Badoglio decise di organizzare un esercito regolare da mandare contro la Germania e nell’Italia centrale, anche perché in questo modo poteva trarre beneficio nel rapporto con gli Alleati. I movimento ti resistenza chiedevano l’immediata abdicazione del re, Badoglio si rese conto della situazione e il suo governo si irrigidì; la soluzione venne dal comunista Palmiro Togliatti, che tornato dalla Russia, sostenne che la liberazione del paese dai nazisti era possibile solo con una completa coalizione tra tutte le forze politiche disposte a impegnarsi per questi obbiettivi. Il re lasciò il trono al figlio Umberto. Sempre in Italia i movimenti di liberazione si riunirono sotto il comando di Cadorna, Parri e Longo. Il periodo più aspro della guerra partigiana fu l’autunno e l’inverno del 1944, dopo l’arresto degli Alleati sulla cosiddetta “linea gotica” , in Toscana. I tedeschi approfittarono di questo momento di stallo per attaccare i partigiani e la popolazione con delle rappresaglie come quella di Marzabotto; in seguito a un attentato a una colonna nazista, 335 civili furono uccisi nelle Fosse Ardeatine. Anche in Germania il movimento di resistenza si sviluppò (la rosa bianca formata da studenti); il 20 luglio 1944 fu fatto un attentato al Fűrer, al quale Hitler rispose con un massacro di militari e civili sospettati di aver appoggiato l’attentato.


Infine, nella Conferenza di Teheran, Churchill, Roosevelt e Stalin decisero l’apertura di un secondo fronte in Europa (oltre a quello italiano): il 6 giugno 1944 lo sbarco in Normandia travolse le difese tedesche e condusse alla liberazione del Belgio e di quasi tutta la Francia. Nel mentre, l’Armata rossa era avanzata fino a alle porte della Germania, e aveva rioccupato le repubbliche baltiche. Sotto l’avanzata russa, tutto il sistema di dominio nazista nell’Europa centrale e balcanica si sfaldò: gli alleati del Reich, Ungheria, Romania e Bulgaria firmarono l’armistizio con i sovietici; in più in Iugoslavia, Belgrado insorse vittoriosamente e i tedeschi dovettero lasciare anche la Grecia.

Hitler era ormai alle strette e, nonostante tutte le grandi mobilitazioni che effettuava in Germania, era arrivato alla fine. Nella primavera del 1945 si giunse alla stretta finale: gli Alleati passarono il Reno ad ovest e l’Armata rossa occupò Vienna ad est; il 25 aprile anglo-americani e russi si incontrarono sul fiume Elba. Nel mentre, occuparono anche il nord Italia. Mussolini fu catturato dai partigiani e fucilato e Hitler si tolse la vita suicidandosi. Il 2 maggio i sovietici entrarono a Berlino e l’8 maggio la Germania firmò la resa senza condizioni.

La guerra era finita in Europa ma continuava in Estremo Oriente: anche in quest’area, dopo una serie iniziale di conquiste giapponesi, le sorti del conflitto mutarono a favore degli Stati Uniti, poiché la loro capacità industriale e aereo-navale era nettamente superiore. Nell’ottobre 1944 gli americani riconquistarono le Filippine e nella primavera del 1945 le vittorie a Iwo Jima e Okinawa misero gli Stati Uniti in condizione di bloccare i rifornimenti al Giappone. La resa del Giappone era solo una questione di tempo: Alleati e Urss ne richiesero la resa incondizionata, minacciando la distruzione del Paese. Di fronte al rifiuto opposto dal governo di Tokyo, il 6 agosto 1945 la prima bomba atomica fu sganciata su Hiroshima, tre giorni dopo su Nagasaki. Il 2 settembre 1945 il Giappone firmava la resa: la guerra era finita ma Hiroshima e Nagasaki aprivano l’inquietante futuro dell’era atomica.


Guerra Ai Civili e Sterminio Di Massa

La Seconda guerra mondiale è generalmente considerato l’evento più violento del XX secolo e la guerra più sanguinosa della storia, non solo perché causò moltissimi morti, ma soprattutto perché la maggior parte di questi ultimi erano civili. Infatti, il fatto che la seconda guerra mondiale fosse profondamente connaturata dall’ideologia e dalla pratica politica di regimi come il nazismo e il fascismo, nati e fondati sull’uso e sul culto della violenza, portò alla scomparsa della distinzione tra civili e combattenti tramite l’esercizio di una sistematica violenza contro le popolazioni considerate nemiche.

In particolar modo da parte dei nazisti, la guerra di sterminio contro i civili colpì gli slavi, i rom, i sinti e soprattutto gli ebrei, trasportati nei campi di concentramento e sterminati perché considerati razzialmente inferiori. A questi civili, vanno aggiunti quelli uccisi dai nazisti nella guerra contro i partigiani.

Infine, le popolazioni civili furono tra i principali obiettivi dei bombardamenti strategici operati soprattutto da britannici e statunitensi sull’Europa continentale e sul Giappone.

L'Autore

Avatar

Rescue

Aggiungi Commento

Scrivi un commento

Facebook

Commenti recenti