IV ANNO Materie Storia

L’Unità d’Italia

Storia

Gli anni successivi al 1848-1849 sono caratterizzati da due aspetti fondamentali: un consistente distacco dell’opinione pubblica da Mazzini, a causa dei suoi ripetuti insuccessi insurrezionali; l’individuazione nel Regno di Sardegna del soggetto politico- istituzionale guida del processo di unità nazionale.
Un ruolo di prim’ordine nel processo di unificazione a guida sabauda spetta a Camillo Benso conte di Cavour, ministro di Agricoltura, industria e commercio dal 1850, ministro delle Finanze dal ’51 e Capo del governo dal ’52.
Cavour in politica interna: avvia una politica economica dinamica e innovativa (costruendo linee ferroviarie, canali, accordi di libero scambio con altri paesi europei); nel ’55 continua l’opera di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici (già avviata nel precedente governo con le leggi Siccardi del 1850), abolendo le congregazioni religiose contemplative ed espropriandone i beni, che tramite una Cassa ecclesiastica, serviranno per pagare la ‘congrua’ ai parroci dello stato.

Ancor più importante è la politica estera. Innanzitutto tra il ’54 e il ’55 il Regno partecipa, al fianco della Francia e del Regno Unito, alla guerra di Crimea.
In questo modo il Regno prende parte alla “Conferenza di pace“, che si tiene a Parigi nel ’56, in cui viene esaminata anche la situazione italiana, giudicata da francesi e inglesi pericolosamente instabile.
Inoltre Cavour stipula con Napoleone III un’alleanza militare in chiave anti-austriaca, il progetto di cui discutono il 20 e 21 luglio del ’58 a Plombières, è quello di una confederazione di quattro stati retta dal papa: l’Alta Italia (sotto Vittorio Emanuele II), Centro Italia, Napoli e Roma papale (i sovrani del Centro I. e di Napoli dovranno essere graditi all’imperatore francese).
Il 24/1/’59 l’alleanza è quindi stipulata: in cambio il Regno cede alla Francia Savoia e Nizza. Le spese di guerra saranno a carico del Regno di Sardegna, che, però, dev’essere attaccato dall’Austria.

La tensione alimentata da Cavour verso l’Austria porta quest’ultima a formulare il 24/4/’59 un ultimatum militare al Regno di Sardegna, dando avvio alla “Seconda Guerra d’Indipendenza“.

Le forze piemontesi e francesi riescono a conquistare la Lombardia, ma, mentre la conquista del Veneto sembra a portata di mano, Napoleone III firma un armistizio con gli austriaci (Villafranca, 11/7/’59), tra lo sconcerto dell’opinione pubblica patriottica.
Tra aprile e giugno del ’59 infatti il granduca di Toscana, la duchessa di Parma, il duca di Modena e le autorità pontificie di Bologna e Romagna sono cacciati da rivolte e sostituiti da governi provvisori favorevoli all’unione. Tra l’11 e 12 marzo del ’60 in Emilia-Romagna e Toscana si tengono così dei plebisciti di annessione al regno di Sardegna (a suffragio universale maschile), in cui la stragrande maggioranza è favorevole.

Tra il 5 e il 6 maggio Giuseppe Garibaldi sbarca da Genova con un migliaio di volontari verso la Sicilia, dove da un po’ vi sono agitazioni antiborboniche. E’ un’impresa autonoma e apparentemente senza speranze, eppure ha un travolgente successo: dopo essere arrivati a Marsala l’11 maggio, l’esercito si ingrossa man mano sino a 40- 50.000 uomini, e sconfigge i Borbone e passa in Calabria e a Napoli.
Intanto, al Sud scoppiano rivolte e occupazioni di terre da parte dei contadini, in cui a volte sono massacrati proprietari terrieri: Garibaldi, tramite il suo comandante Nino Bixio li reprime duramente, con esecuzioni sommarie dei rivoltosi.
Il 21 ottobre in Sicilia e nel Mezzogiorno si tengono plebisciti di annessione, che sono grandissimi successi. Intanto un esercito inviato da Cavour entra nelle Marche (ancora territorio dello Stato Pontificio) e in Abruzzo e il 26 ottobre Vittorio Emanuele incontra Garibaldi a Teano, che gli cede la sovranità sulle terre conquistate. Il 17 novembre Vittorio Emanuele entra a Napoli come re dello Stato unitario.

 

 

 

 

 

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